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Lugano 25.01.2021
Articolo di ated-ICT Ticino e Corriere del Ticino

Intelligenza Artificiale e lavoro: quale futuro ci attende?

Siamo già immersi in un mondo in cui digitale e tecnologie di frontiera ci sollevano da attività ripetitive e a basso valore aggiunto. La sfida del nostro presente è formare i nostri ragazzi a lavorare insieme all’intelligenza artificiale.

Inauguriamo una nuova collaborazione con il Corriere del Ticino. La rubrica L'Opinionista una volta al mese approda su MAG, nel canale TECH, dove ated-ICT Ticino firma articoli di scenario e interviste a innovatori.

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Siamo già immersi in un mondo in cui digitale e tecnologie di frontiera ci sollevano da attività ripetitive e a basso valore aggiunto. La sfida del nostro presente è formare i nostri ragazzi a lavorare insieme all’intelligenza artificiale, sapendone gestire le incredibili opportunità. Ne parliamo con Luca Maria Gambardella sia nell’intervista video con Davide Proverbio sia nell’estratto qui di seguito apparso su Corriere del Ticino.

Peraltro, le analisi del McKinsey Global Institute hanno stimato in 13.000 miliardi di dollari l’impatto economico globale dell’Intelligenza Artificiale (o AI) entro il 2030, pari a un aumento complessivo del 16% del Prodotto Interno Lordo mondiale. Inoltre, secondo l’ultimo report “Future of Jobs 2020” pubblicato a fine ottobre 2020 dal World Economic Forum, entro il 2025, sono 85 milioni i posti di lavoro che potrebbero essere sostituiti in seguito a una diversa suddivisione del lavoro tra uomo e macchine, mentre potrebbero emergere 97 milioni di nuove professioni più adatte ai nuovi assetti organizzativi aziendali. Le opportunità offerte dalla frontiera dell’innovazione, quindi, convivono con ansie e timori che ci possano essere ricadute negative dal punto di vista occupazionale. E proprio perché il tema è molto complesso per cercare di capire come la Svizzera si colloghi nella ricerca e sviluppo in ambito AI abbiamo chiesto lumi a Luca Maria Gambardella, professore ordinario presso la Facoltà di Informatica dell'USI e membro dell'IDSIA, Istituto Dalle Molle di studi sull'intelligenza artificiale USI-SUPSI, che ha diretto dal 1995 al 2020. 

 

Professore, la Svizzera come si posiziona nelle classifiche mondiali? Abbiamo un ruolo di primo piano o inseguiamo altri Paesi in ambito ricerca nell’Intelligenza Artificiale (AI)? Secondo l’ultima edizione 2020 del Global Innovation Index la Svizzera è al primo posto della classifica (ed è cosi da qualche anno), seguita da Svezia e dagli Stati Uniti. Gli sforzi sono ingenti anche in questo settore, dove il Ticino è stato pioniere con l’Istituto Dalle Molle di Studi sull’Intelligenza Artificiale (USI-SUPSI), creato al Lugano nel 1988 e oggi leader a livello mondiale.  Intorno a queste attività di ricerca sono cresciuto corsi universitari di Bachelor (SUPSI) e di Master (USI), per formare specialisti nel settore e sono nate aziende specializzate a portare soluzione di AI sul mercato. Anche UBS un paio di anni fa ha deciso di aprire il suo centro sull’AI proprio in Ticino. In questo settore sono anche importanti gli investimenti in risorse di calcolo e le infrastrutture di comunicazione, al fine di creare una eco-sistema che sia attrattivo per grandi player e per le loro attività di ricerca e sviluppo. Ci stiamo lavorando, anche con il supporto, oltre che dell’accademia, del Cantone e della Città di Lugano. Ma il percorso non è semplice perché oramai tutti si muovono in questa direzione e la velocità delle decisioni è una chiave importante, oltre ovviamente agli investimenti finanziari pubblici e privati.

Sfatiamo un mito: l’intelligenza artificiale ci ruberà il lavoro?  In questo periodo storico credo che il Covid in pochi mesi abbia fatto più danni al mercato del lavoro e a quello dell’economia (oltre ai danni sociali e altro sui quali non voglio prolungarmi qui), piuttosto che la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale in tanti anni. Se in questo periodo alcune attività sono andate comunque avanti, è stato grazie alla possibilità di lavorare/insegnare/acquistare in remoto, ovvero grazie soprattutto alle moderne soluzioni digitali. Certo non vale per tutte le categorie, e qui è intervenuta per fortuna la politica a porre dei rimedi. Per quello che riguarda l’introduzione di strumenti digitali e di intelligenza artificiale la percezione di oggi è che queste metodologie stiano creando posti di lavoro in diversi settori, ma ovviamente il tipo di rivoluzione che ci attende (è che è già in atto) è diversa da quella industriale. Le tipologie di lavoratori che saranno sostituiti nel prossimo periodo sono lavoratori che svolgono attività non manuali a basso valore, come ad esempio i call center. Ci vorrà ancora un po’, ma dobbiamo prepararci a riqualificare con la formazione continua gli attuali lavoratori di questi settori e a creare prospettive per i nostri ragazzi. Un recente studio afferma, infatti, che il 60% dei ragazzi che oggi ha 14 anni farà un lavoro che oggi non esiste. Il mio suggerimento è di impegnarsi non solo sulle competenze tecnico/scientifiche ma anche sull’accrescere il senso critico dei nostri giovani, in quanto lavoreranno in team misti, composti non solo da colleghi ma anche da intelligenze artificiale specializzate a risolvere problemi puntali. Dovranno essere capaci di ascoltare tutti e prendere decisioni complesse. Per questo è necessario non tralasciare materie umanistiche come la letteratura, la storia e la filosofia. Per il resto la visione è che avremo più spazio e tempo per attività creative e di concetto anche sul lavoro, lasciando alle macchine attività più di routine e noiose. 

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